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 LA PAVONI - STORIA DEI MODELLI EUROPICCOLA E PROFESSIONAL

 

E’ il 1961 e sul mercato esce l”Europiccola.

Mai nome fu più azzeccato, per una macchina che ha il suo punto di forza nelle dimensioni davvero ridotte e che rimarrà negli anni punto di riferimento per la produzione domestica. Una macchina da bar in miniatura con un gruppo a leva e una caldaia. L’Europiccola fu immediatamente un successo anche europeo: la vediamo esposta già nel 1961 alla fiera di Strasburgo. Come tutti i modelli di punta e di successo l’Europiccola subirà diversi restyling, prima nel ‘62,

poi nel 1965

 

 e la forma “azzeccatissima” con la piccola leva continuerà a mietere successi fino ai giorni nostri. 

Bisognerà attendere il 1974 per il modello Professional, più grande rispetto all’Europiccola, con la stessa forma e con la stessa storica leva. La Professional consente la preparazione di una quantità doppia di caffè; l’applicazione di un manometro oltre a migliorarne l’estetica permette di rilevare in ogni momento la pressione all’interno della caldaia.

Nella linea domestica resta costante la produzione dei modelli storici a leva Europiccola e Professional che riscuotono sempre un enorme successo. Non parliamo di un successo in termini meramente commerciali, siamo di fronte ad una più ampia operazione mediatica-comunicazionale portata avanti con estrema  intelligenza dalla Pavoni nell’arco degli ultimi vent’anni e che ha sortito esiti nettamente superiori a quelli auspicati.

Nel momento in cui la Pavoni decide di continuare ad investire nella produzione di queste macchine che, diciamolo, sono comunque un prodotto elitario e difficile, lontano anni luce dalle logiche del mass marketing, è spinta unicamente dalla volontà di continuare a produrre macchine di grande valore e qualità, una scelta in fondo non troppo diversa da quella di uno stilista che continua a credere nell’importanza della Haute Couture pur sapendo di fatturare soprattutto Pret-à-porter.

Ma l’esito di tale operazione è ben diverso: le macchine a leva Pavoni creano ed autoalimentano il proprio mito.

Esteticamente gradevoli, soddisfano il bisogno di “bellezza antica, di gusto retrò” tipico dei nostri anni, nello stesso tempo ripropongono il fascino e la poeticità di un gesto, “farsi un espresso”, che poco ha a che fare con il premere un pulsante di una superautomatica!

Ormai da anni sia l’Europiccola che la Professional vengono proposte in diverse versioni per il gusto di chi vuole una macchina ricercata dal design più sobrio, con rifiniture in rame, ottone, legno.

 

Una Professional Pavoni del 1974 fa bella mostra di sè al Museo d’Arte Moderna di New York, forse questa è la legittimazione che ci consentirebbe di definirla arte? Rispondere a questa domanda sarebbe davvero troppo difficile, perlomeno presupporrebbe una definizione ben precisa di cosa è arte e cosa non lo è.

In un periodo in cui i canoni sono saltati la questione si complica eccessivamente… possiamo però decretare il successo di questa macchina e, se non possiamo definirla con certezza oggetto d’arte, possiamo affermare con sicurezza di trovarci di fronte ad un “oggetto del desiderio”.

Nella contemporaneità il cinema è il luogo per eccellenza di proiezione di desiderio per l’inconscio collettivo.

Il cinema, arte più attuale che mai, è capace nell’immediatezza dell’immagine di mostrarci ciò che vogliamo vedere (soprattutto se parliamo di un certo cinema americano o comunque commerciale); proprio al cinema fanno il loro ingresso le Pavoni.

Troviamo la Professional e l’Europiccola in molte produzioni Hollywoodiane dagli anni ‘70 ad oggi: “007 Live and let die” nel 1973; “Ransom” nel 1996; “Il talento di Mr. Ripley” nel 1999; “About a boy” nel 2001, solo per citarne alcuni.

Le Pavoni vantano testimonials d’eccezione appartenenti ai campi più disparati: il premio Nobel Renato Dulbecco, la cantante Janet Jackson, il re di Svezia… Vendute in ogni parte del mondo nelle catene più conosciute (Harrod’s, ad esempio), la presenza mondiale di macchine a leva è stimata in 400-500 mila pezzi.

Alcune di queste macchine hanno più di trent’anni (ecco banalmente in cosa consiste la qualità!) quindi… lunga vita alle macchine a leva!

 

(tratto dal libro La Pavoni 1905-2005: cent'anni di macchine per caffè espresso)

 

 

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