La Pavoni S.p.A. nasce a
Milano nel 1905 grazie a Desiderio Pavoni che, in una piccola
officina di Via Parini, sviluppa un brevetto acquistato il 1°
settembre 1902 da Luigi Bezzera dando vita alla prima
macchina per caffè espresso da bar chiamata "Ideale".Prima
ad essere commercializzata in serie, ha favorito il diffondersi
in Europa e poi in tutto il mondo della moda di bere al bar il caffè
"espresso" all'italiana.
Questo sistema
per ottenere il caffè e la meccanica delle macchine restano invariati
fino al dopoguerra, anche se questo comportava un sapore aspro
"bruciato", causato dal fatto che durante l'erogazione, oltre
all'acqua, si faceva passare il vapore nel caffè.
Dal 1948 viene
adottato un nuovo sistema che prevedeva il prelievo dalla caldaia in
pressione di sola acqua, fatta filtrare attraverso il caffè tramite un
pistone spinto da una molla ad una pressione di 10 atmosfere; il
caffè non aveva più il sapore bruciato.
Nel 1948 La
Pavoni produce la sua prima macchina con caldaia orizzontale.
Il progetto nasce dalla collaborazione di Gio Ponti, Antonio Fornaroli
ed Alberto Rosselli, che porta alla realizzazione del modello 47
denominato "LA CORNUTA" per l'evidenza dei gruppi erogatori che
si stagliano dal corpo cilindrico costituente il serbatoio.
Nel 1956 viene
realizzata la serie "Concorso", progettata da Bruno
Munari ed Enzo Mari, dove la carrozzeria ha un risalto particolare; gli
elementi geometrici modulari, composti fra loro, permettono la
realizzazione di macchine a più gruppi, dove vengono esaltati i vari
accostamenti cromatici.
Nel 1961 viene
introdotta sul mercato la cosiddetta macchina ad "Erogazione".
L'acqua della rete idrica (non ristagnante in caldaia), dopo essere
passata dal decalcificatore, con l'ausilio di una pompa e ad una
pressione di 9 atmosfere circa attraversa i tubi scambiatori alloggiati
nella caldaia, dove la temperatura è costante, riscaldandosi ed
attraverso i gruppi erogatori viene diretta sul caffè compresso,
ottenendo 1 o 2 tazze di caffè di sapore gustoso ed una crema densa.
Dalla collaborazione di Alberto Rosselli con Angelo Tito Anselmi nasce
nel 1961 il modello "BRASILIA".
I pannelli laterali, uguali per tutti i modelli, reggono il pannello
frontale di dimensioni diverse, a seconda dei gruppi che costituiscono
la macchina per realizzare le varianti di modello.
Nello stesso anno,
sviluppando l'idea di un artigiano milanese, viene realizzata la
prima macchina elettrica domestica che consente l'erogazione di
caffè espresso e bevande calde come al bar. La macchina è chiamata
Europiccola.
Nel 1974 al
modello Europiccola è affiancato il nuovo modello
Professional,
con una caldaia che consente l'erogazione di 16 caffè consecutivi con
l'applicazione di un manometro che segnala la pressione in caldaia.
(tratto dal sito www.lapavoni.com)
STORIA DEI MODELLI EUROPICCOLA E PROFESSIONAL
(tratto dal libro
La Pavoni 1905-2005: cent'anni di macchine per caffè
espresso)
E’ il 1961 e sul mercato esce l”Europiccola.

Mai nome fu più azzeccato, per una
macchina che ha il suo punto di forza nelle dimensioni davvero ridotte e
che rimarrà negli anni punto di riferimento per la produzione domestica.
Una macchina da bar in miniatura con un gruppo a leva e una caldaia. L’Europiccola
fu immediatamente un successo anche europeo: la vediamo esposta già nel
1961 alla fiera di Strasburgo. Come tutti i modelli di punta e di
successo l’Europiccola subirà diversi restyling, prima nel ‘62,

poi nel 1965

e la forma “azzeccatissima” con la
piccola leva continuerà a mietere successi fino ai giorni nostri.
Bisognerà attendere il 1974 per il
modello Professional, più grande rispetto all’Europiccola, con la stessa
forma e con la stessa storica leva. La Professional consente la
preparazione di una quantità doppia di caffè; l’applicazione di un
manometro oltre a migliorarne l’estetica permette di rilevare in ogni
momento la pressione all’interno della caldaia.

Nella linea domestica resta costante la
produzione dei modelli storici a leva Europiccola e Professional che
riscuotono sempre un enorme successo. Non parliamo di un successo in
termini meramente commerciali, siamo di fronte ad una più ampia
operazione mediatica-comunicazionale portata avanti con estrema
intelligenza dalla Pavoni nell’arco degli ultimi vent’anni e che ha
sortito esiti nettamente superiori a quelli auspicati.
Nel momento in cui la Pavoni decide di
continuare ad investire nella produzione di queste macchine che,
diciamolo, sono comunque un prodotto elitario e difficile, lontano anni
luce dalle logiche del mass marketing, è spinta unicamente dalla volontà
di continuare a produrre macchine di grande valore e qualità, una scelta
in fondo non troppo diversa da quella di uno stilista che continua a
credere nell’importanza della Haute Couture pur sapendo di fatturare
soprattutto Pret-à-porter.
Ma l’esito di tale operazione è ben
diverso: le macchine a leva Pavoni creano ed autoalimentano il proprio
mito.
Esteticamente gradevoli, soddisfano il
bisogno di “bellezza antica, di gusto retrò” tipico dei nostri anni,
nello stesso tempo ripropongono il fascino e la poeticità di un gesto,
“farsi un espresso”, che poco ha a che fare con il premere un pulsante
di una superautomatica!
Ormai da anni sia l’Europiccola che la
Professional vengono proposte in diverse versioni per il gusto di chi
vuole una macchina ricercata dal design più sobrio, con rifiniture in
rame, ottone, legno.
 
Una Professional Pavoni del 1974 fa
bella mostra di sè al Museo d’Arte Moderna di New York, forse questa è
la legittimazione che ci consentirebbe di definirla arte? Rispondere a
questa domanda sarebbe davvero troppo difficile, perlomeno
presupporrebbe una definizione ben precisa di cosa è arte e cosa non lo
è.
In un periodo in cui i canoni sono
saltati la questione si complica eccessivamente… possiamo però decretare
il successo di questa macchina e, se non possiamo definirla con certezza
oggetto d’arte, possiamo affermare con sicurezza di trovarci di fronte
ad un “oggetto del desiderio”.
Nella contemporaneità il cinema è il
luogo per eccellenza di proiezione di desiderio per l’inconscio
collettivo.
Il cinema, arte più attuale che mai, è
capace nell’immediatezza dell’immagine di mostrarci ciò che vogliamo
vedere (soprattutto se parliamo di un certo cinema americano o comunque
commerciale); proprio al cinema fanno il loro ingresso le Pavoni.
Troviamo la Professional e l’Europiccola
in molte produzioni Hollywoodiane dagli anni ‘70 ad oggi: “007 Live and
let die” nel 1973; “Ransom” nel 1996; “Il talento di Mr. Ripley” nel
1999; “About a boy” nel 2001, solo per citarne alcuni.

Le Pavoni vantano testimonials
d’eccezione appartenenti ai campi più disparati: il premio Nobel Renato
Dulbecco, la cantante Janet Jackson, il re di Svezia… Vendute in ogni
parte del mondo nelle catene più conosciute (Harrod’s, ad esempio), la
presenza mondiale di macchine a leva è stimata in 400-500 mila pezzi.
Alcune di queste macchine hanno più di
trent’anni (ecco banalmente in cosa consiste la qualità!) quindi… lunga
vita alle macchine a leva!
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