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La Pavoni Spa nasce a Milano nel 1905 grazie a Desiderio Pavoni che, in una piccola officina di Via Parini, sviluppa un brevetto acquistato il 1° settembre 1902 da Luigi Bezzera, dando vita alla prima macchina per caffè espresso da bar chiamata "Ideale".

Nel 1961, sviluppando l'idea di un artigiano milanese, viene realizzata la prima macchina elettrica domestica che consente l'erogazione di caffè espresso e bevande calde come al bar. La macchina è chiamata Europiccola.

Nel 1977 al modello Europiccola è affiancato il nuovo modello Professional, con una caldaia che consente l'erogazione di 16 caffè consecutivi con l'applicazione di un manometro che segnala la pressione in caldaia.

(tratto dal sito www.lapavoni.com)

 

La storia della "Pavoni domestica" si identifica con  la storia della Europiccola, a cui si ispirano tutti i modelli che la affiancheranno nel corso dei decenni, a partire dalla Professional, della quale si dice che un esemplare sia esposto al MoMA  New York Museum, fino alla recente Stradivari, prodotta nel 2005 in occasione del centenario della casa.

Il modello 'Europiccola  nasce in realtà almeno un paio di anni prima del 1961, prodotta e commercializzata  da una dita milanese specializzata nella produzione di resistenze elettriche, denominata DP e venduta con il marchio DP e Co-FER, ma solo l'intuizione e la forza commerciale della Pavoni ne faranno un successo mondiale rimasto inalterato per oltre 50 anni.

La macchina era stata progettata in modo semplice e razionale, e nella semplicità risiedeva la sua perfezione e la sua immutabilità nel tempo: ogni suo componente era realizzato per durare nel tempo e integrarsi armonicamente con tutti gli altri. Le trasformazioni che si sono succedute nel tempo, pur migliorandone la praticità d'uso e la sicurezza,  ne hanno in parte perduto lo spirito originario e inciso sulla qualità dei componenti.

 

Le sue componenti principali sono:

  •  una caldaia con capacità di 0,8 litri

  •  una resistenza a doppio filamento (600W + 200W) in grado di far raggiungere e mantenere una pressione di circa 1 atmosfera

  •  un gruppo erogazione collegato alla caldaia da un tubo di pescaggio

  •  una leva che aziona il pistone che permette l’ingresso dell’acqua nel gruppo e la successiva fuoriuscita verso il porta filtro

  •  un rubinetto che consente di erogare vapore tramite un apposito tubo

  •  una base in metallo con interruttore a due posizioni e una sottobase in gomma

Il primo modello (1961) era privo dell’indicatore di livello dell’acqua e si era costretti a verificare il livello dell’acqua ogni volta che si voleva fare il caffè.

Questo inconveniente spinge La Pavoni ha effettuare la prima modifica sostanziale alla macchina, con l'aggiunta sulla caldaia di due supporti di metallo e un vetro, collegati tra loro, in modo da poter verificare immediatamente il livello minimo e massimo dell’acqua nella caldaia (1962).

Un altro piccolo inconveniente era dovuto all’acqua che, gocciolando dal portafiltro dopo aver fatto il caffè, finiva sulla base. Per mantenere asciutta la base occorreva quindi utilizzare un piccolo recipiente o uno straccio. Per risolvere il problema viene allora modificato il ripiano di appoggio delle tazzine , ricavando dalla base una vaschetta destinata a raccogliere l’acqua che cade dal portafiltro, sormontata da una griglia forata di alluminio che serve come piano di appoggio (1964).

Dopo aver risolto i primi problemi  pratici legati all’uso della macchina, parallelamente cominciano ad insorgere problemi legati alla manutenzione eseguita dai Centri Assistenza.

La manutenzione ordinaria consiste essenzialmente nella sostituzione delle guarnizioni del gruppo, la durata delle quali è di alcuni anni.

Le macchine di quegli anni avevano il gruppo non removibile ma avvitato direttamente sulla caldaia, inoltre  all’interno vi era una camicia di ottone delimitata sulla parte inferiore dalla doccetta di uscita dell’acqua e che poteva essere svitata solo con una chiave speciale. Queste particolarità rendevano abbastanza scomoda la sostituzione delle guarnizioni, soprattutto dopo qualche anno di utilizzo della macchina. Per facilitare le operazioni di manutenzione La Pavoni inizialmente modifica  la camicia di ottone separandola dalla doccetta (1970)

   

e successivamente elimina completamente la camicia di ottone (1974) ritenendola non più necessaria.  A tal fine riduce il diametro del gruppo in modo che il pistone possa scorrervi dentro e modifica il gruppo in modo tale da poterlo fissare alla caldaia semplicemente con due bulloni,  sistema rimasto inalterato fino ad oggi.

Un ultimo problema pratico rimasto irrisolto era legato alla modalità di accensione e spegnimento della macchina, che avveniva semplicemente  inserendo o scollegando il cavo di alimentazione alla rete elettrica, in quanto  l’interruttore a due posizioni (minimo-massimo) aveva solo il compito di accendere uno o due filamenti della resistenza. Viene quindi introdotto l’interruttore a tre posizioni (0-I-II) con possibilità quindi di spegnere la macchina senza scollegare il cavo di alimentazione (1974).

Nel giustificare perché nell’anno 1974 si sono concentrate la maggior parte delle modifiche sostanziali dell’Europiccola, dobbiamo tener presente che nello stesso anno viene lanciato sul mercato il modello Professional, che nasce già recependo tutte le evoluzioni tecnologiche frutto dell'esperienza maturata da La Pavoni sul modello Europiccola,  con in più alcune dotazioni di sicurezza  quali il termofusibile e il pressostato, dispositivi per i quali dovremo aspettare ancora parecchi anni prima che vengano resi disponibili anche sul modello Europiccola.

Gli anni successivi vedono interventi di tipo estetico, come l’introduzione della base cromata e dei modelli in rame-ottone (1978) e interventi  finalizzati a semplificare la manutenzione, quali la resistenza non più avvitata sulla caldaia ma fissata alla base con 3 bulloni (1980).

E a proposito della resistenza, uno dei problemi  più frequenti che capitavano per disattenzione  e spaventava  i possessori della europiccola era proprio la rottura della resistenza  a causa della mancanza d’acqua nella caldaia.

Per ridurre il rischio di bruciare la resistenza in caso di accidentale mancanza d’acqua viene quindi aggiunto un termofusibile montato su una cavità ricavata sulla resistenza (1987).

Ma la resistenza a doppio filamento che ancora caratterizzava le macchine richiedeva, da parte dell'utilizzatore, un controllo costante della macchina dopo l’accensione,  perché, una volta raggiunta la pressione di 1 atmosfera, era necessario spostare manualmente l’interruttore dalla posizione II alla posizione I..  E finalmente giunge l'ora anche per la Europiccola, di allinearsi alla dotazione di sicurezza della Professional, con l'adozione della resistenza a un solo filamento, del pressostato e del termofusibile (1990).

Da questo momento in poi ogni modifica viene effettuata contemporaneamente sui due modelli, Europiccola e Professional.

Il primo intervento comune ai due modelli è finalizzato a migliorare la preparazione del cappuccino, tramite l’utilizzo di un dispositivo automatico che aspira il latte dal contenitore e lo restituisce montato nella tazza. Per consentire di rimuovere con facilità il tubo vapore ed inserire il cappuccinatore,  viene modificato  il gruppo di erogazione del vapore con un innesto automatico (1994).

 

 

Siamo alla fine degli anni 90, sono passati ormai 40 anni dalla commercializzazione della prima Europiccola e le tante modifiche non hanno alterato il progetto iniziale, le modalità di utilizzo non sono cambiate e esteticamente la macchina si è arricchita e ammodernata. Migliaia sono i suoi estimatori in tutto il mondo occidentale, vengono aperti forum e siti amatoriali e dallo scambio di esperienze tra utenti unodei problemi assume una rilevanza maggiore degli altri. In pratica molti utenti lamentano il fatto che, dopo aver fatto qualche caffè di seguito, la temperatura del gruppo diventa eccessiva, l’acqua esce ad una temperatura superiore alla norma e la qualità del caffè risulta insoddisfacente.

Queste segnalazioni arrivano, direttamente o tramite i Centri assistenza, a La Pavoni che inizialmente interviene sulla taratura del pressostato nel tentativo di diminuire la temperatura di esercizio della caldaia, portando la pressione di esercizio da 0,8-1,0 a 0,5-0,8 (1996).

Successivamente interviene sul gruppo, introducendo  una camicia interna in teflon al fine di migliorare il rendimento termico del gruppo. In pratica si ritorna alle origini, ai modelli anni 60, con la differenza che l'utilizzo del teflon invece dell'ottone comporta un aumento del  diametro del gruppo di 2 mm e la conseguente modifica di filtri e portafiltro (2001).

 

Le modifiche appena descritte sono quelle più significative ed importanti, ma molte altre ce ne sono state nei 50 anni  in cui la Europiccola ha incantato i suoi estimatori, e questo rende praticamente unica ogni macchina uscita dalle sue officine.

 

 

 

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